domenica 6 marzo 2016

DIACLONE, IL SOGNO BAGNATO DEI BAMBINI DEI PRIMI ANNI 80



Dopo un mese di imbarazzante assenza, confermo di non essere morto e quindi rieccomi con un articolo bello corposo.
 Diaclone. Solo a pronunciare questo nome mi tornano alla mente quelle sensazioni di meraviglia e maestosità che mi suscitava da piccolo. Diaclone è a parer mio una delle linee di giocattoli migliori di tutti i tempi e per chi non lo sapesse, senza di essa non esisterebbero i Transformers.



La serie Diaclone (Strong as a DIAmond, fast as a cyCLONE) viene lanciata dalla ditta TAKARA nel 1980 e consiste in una vasta gamma di veicoli, per la maggior parte fantascientifici, in grado trasformarsi o combinarsi fra di loro, spesso ottenendo dei robot da combattimento. Aldilà del fatto che all'epoca questo era già originale di per sè, quello che rese memorabile Diaclone furono due fattori: le contenute dimensioni dei giocattoli e la presenza dei Dianauti, ovvero piccolissime action figure (o "omini", come li chiamavamo all'epoca) che pilotavano i veicoli ed i robot. Ultima cosa ma non meno importante: gli spot pubblicitari di Diaclone erano fighissimi e non potrei resistervi da adulto oggi, figuriamoci i bambini all'epoca.

LA STORYLINE
Diaclone possedeva una propria trama che dava un senso ed un ruolo ai vari giocattoli, raccontata sui cataloghi inlcusi nelle confezioni. La storia e tutti i retroscena erano però divisi fra le varie fazioni, quindi per avere unn quadro completo si dovevano avere protagonisti ed antagonisti.
 Nell'anno 198X (giusto per stare sul vago) la Terra è rimasta senza fonti di energia. Le varie nazioni collaborano per trovarne una nuova e viene scoperto il "Freezon", in grado di generare una potenza cento volte superiore all'energia atomica.
 Il mondo si accorpa in cinque grandi nazioni, che collaborano sotto il nome di Unione Terrestre. Tutto il mondo è interconnesso grazie ai computer ed il cuore di questo sistema si trova in Giappone (ma dai, che sorpresa). Questo fondamentale super computer viene chiamato "Landmaster".
 Un giorno il Landmaster intercetta un messaggio di avvertimento dallo Spazio che avvisa del pericolo rappresentato da una civiltà ostile, il cui scopo è impadronirsi di fonti di energia: questa civiltà è chiamata "Waruder".
 Landmaster inizia così le operazioni di arruolamento per creare l'armata Diaclone, in modo che la Terra sia pronta nel caso i Waruder arrivino, cosa che puntualmente accade. L'attacco dei Waruder è durissimo, molte delle principali città della Terra vengono livellate e gli invasori iniziano al costruzione di basi operative.  Landmaster termina finalmente la costruzione dei robot dell'armata, così che i Diaclone possano finalmente sferrare un contrattacco ai Waruder.
 La civiltà Waruder abita un pianeta in situazioni analoghe e forse peggiori della Terra del 198X: molto avanzati tecnologicamente, il loro pianeta però è ormai privo di risorse e sarà inabitale entro dieci anni a meno di non trovare nuovi fonti di energia. L'Imperatore Waruder lacia così il suo esercito a cercare ed impossessarsi di qualunque forma di energia adeguatamente potente: la Terra è solo l'ultimo pianeta che i Waruder hanno invaso.

Che dire, non è certo Shakespeare ma per dare un pretesto di esistenza a dei giocattoli direi che non sia nemmeno da buttare.
  




I DIANAUTI

Fino a quel momento, quando si parlava di giocattoli di tipo veicolare difficilmente la presenza di un pilota andava oltre all'immaginazione del bambino che vi giocava. Nelle macchinine i sedili erano vuoti e nelle rare eccezioni, tipo le Formula Uno, il pilota era solo un casco che spuntava dall'abitacolo. Nelle linee di giocattoli che prevedevano veicoli pilotabili invece, i veicoli erano appunto degli accessori opzionali per l'action figure (Come ad esempio Big Jim ed i Micronauti): Diaclone ribaltò questa concezione, rendendo le action figure gli accessori dei veicoli. 

I Dianauti erano veramente piccini
 A dispetto delle ridottissime dimensioni pari a 3cm di altezza, i Dianauti erano (ed a pare mio sono ancora oggi) prodotti di grande pregio e qualità, mostrando un alto livello di dettaglio sia nelle uniformi che nei volti per non parlare delle articolazioni. Il cuore dei Dianauti era una sezione di metallo, che comprendeva le metà posteriore del torso, la testa ed i quattro perni sui quali erano inseriti gli arti: braccia e gambe erano quindi posabili rispettivamente alle spalle (con una possibilità di ruotare di 360°) e anche (con un movimento di 90° anteriore o posteriore).
 Un'altra importante caratteristica dei Dianauti stava nell'originale scelta di avere i piedi composti da calamite, per interagire con molti dei veicoli della serie (lo spiegherò meglio fra un attimo).
 Altra nota importante è che tristemente i Dianauti erano molto facili da perdere e difficili da trovare, a causa delle ridotte dimensioni, quindi oggi hanno sul mercato un valore apprezzabile.


I VEICOLI

Il cuore di Diaclone sono appunto i veicoli, molti di matrice fantascientifica e spaziale, i quali sono dei veri e propri piccoli gioiellini e che possedevano (con alcune eccezioni) la caratteristica di avere abitacoli in grado di ospitare i Dianauti. Generalmente tutti erano dotati qualche tipo di arma sparante a molla, dai missili fino ai classici pugni alla Mazinga.
 Per interagire meglio coi piedi calamitati dei Dianauti, molti veicoli avevano parti di metallo e quelli che fungevano da playset presentavano addirittura i pavimenti rivestiti in lamina metallica, in maniera che i Dianauti potessero stare in piedi senza cadere.
 Per semplicità li dividerò in categorie.

- I Non-Robot
Questi veicoli erano la minoranza dalla cui trasformazione non si otteneva un robot ma non per questo era inferiore: generalmente questi veicoli compensavano divenendo piccoli playset o trasformandosi da soli grazie ad un motorino. Notabili in questa categoria il Dia-Train ed il Cosmo Roller.

- I Robot Spaziali
Questi erano fra i più variegati giocattoli della serie proponendo robot di ogni taglia e complessità, partendo dai Dashers, piccoli robot monoposto trasformabili in veicoli con motore a retrocarica, fino ad arrivare al folle Gats Blocker, robot composto da ben tredici piccoli velivoli.
 Uno dei più belli a mio avviso era il Dia-Battler, robot di dimensioni medie capace di scomporsi in tre velivoli in grado di trasportare in tutto quattro Dianauti: me lo feci scappare come un pirla quando ero bambino ed ancora oggi quando mi torna in mente, non manco di insultarmi persantemente.
 Purtroppo va detto che Dia-Battler insieme ad alcuni altri, non si prestava molto a contenere i Dianauti una volta trasformato in robot.



-I Car Robot
Questi sono senza mezzi termini i Transformers e nello specifico praticamente tutti gli Autobot della prima generazione di giocattoli. Come gli altri, questi erano semplici robot pilotati ed infatti possedevano in un modo o nell'altro un sedile dove accomodare un Dianauta: anche in questo caso alcuni di essi non erano predisposti per contenere il pilota una volta trasformati in robot, ma tutti ne avevano la capacità in forma veicolare. Nel caso di Battle Convoy (che sarebbe divenuto Optimus Prime), il rimorchio diveniva un playset con diverse postazioni predisposte per i Dianauti.
 Vale anche la pena notare che diversi di questi robot sono stati prodotti in più di una colorazione.
Questi robot servivano a difendere le città ed effettuare operazioni di soccorso.


-I Robot Dinosauro
Se i Car Robot sono divenuti i Transformers, questi altri non sono che i tanto amati Dinorobot. Vale come per gli altri il discorso che fossero semplici macchine pilotate e che possedessero l'abitacolo per un Dianauta. Nel loro caso, tutti potevano contenere il pilota sia in robot che in dinosauro.
 Nella storyline questi robot furono costruiti per combattere contro veri Dinosauri che i Waruder avevano trasportato dal passato..... Lo so, suona piuttosto stupido, però negli anni 80 a me pareva molto figo XDXD


-I Nemici
Purtroppo la presenza "giocattolosa" della fazione nemica è sempre stata molto marginale all'interno della serie, infatti si riduce a dei piccoli bipodi da battaglia, al robot componibile Warudaros e al trio che nei Transformers sarebbero divenuti i Mini-Insector. Ad oggi il Sasorander, uno dei componenti del Warudaros, lo considero uno dei veicoli più fighi di sempre: si tratta di un massiccio incrocio fra un carrarmato, una torretta ed uno scorpione. Come i veicoli, anche i piloti Waruder si distinguevano per avere un aspetto insettoide  (ma non è chiaro se fossero cyborg o se quello fosse solo il design della loro uniforme corazzata) ed una pinza al posto della mano sinistra

WARUDAROS


-I Non Pilotabili
Le notabili eccezioni erano qui robot che per un motivo o per l'altro non avevano cabine di pilotaggio, in genere a causa di qualche action feature che occupava molto spazio o motivi meno chiari. La maggior parte di essi furono introdotti durante la fase di declino della serie, che vedeva un cambiamento radicale in materiali, scala e progettazione dei giocattoli: per quanto si distaccassero davvero troppo dai precedenti giocattoli e sotto certi aspetti fossero inferiori, rimanevano ottimi progetti fra i quali c'era quello che nei Transformers diventerà il famosissimo Devastator.


-Robot Base
Con questo arriviamo a concludere in bellezza, alla punta di diamante della serie e che qui in Italia è sempre stato considerato Diaclone in persona: chiamato in realtà "The Great Robot Base", Diaclone era il più complesso, giocabile, grande e costoso giocattolo che all'epoca qualunque bambino robottofilo potesse desiderare. Se i Dianauti erano alti 3cm, Diaclone era un colosso di ben 45cm di altezza e come il suo nome suggeriva, la sua funzione era di divenire una base mobile per i Dianauti.
 Diaclone ospitava nel proprio torso un ponte di comando ed una sala artiglieria, entrambi con pavimenti laminati in metallo. All'interno di ogni piede e dietro la testa ospitava un piccolo veicolo monoposto, mentre sulla schiena aveva una scala mobile ripiegabile, che conduceva al proprio interno: la scala mobile era funzionante ed utilizzabile dai Dianauti.
 Il volto del robot era inoltre parte del logo della serie.
 In Giappone inoltre era disponibile un set molto curioso dedicato a Diaclone, chiamato "Mask of Hero", che consisteva in sei maschere da applicare frontalmente sul volto del robottone, dandogli così un look differente. Fu prodotto anche un secondo Robot Base chiamato "Fortress Robot X", più piccolo e che diventava una sorta di postazione corazzata.

Uno dei grandi misteri: che cacchio serviva una cabina nel pugno?!?!?

CONCLUDENDO

Diaclone è stato una pietra miliare della mia infanzia e di quella di molti altri ex-bambini. Faceva parte di quel periodo dove i giocattoli erano fatti per durare e dove anche i più semplici cercavano di offrirti la massima giocabilità possibile: sotto questi aspetti la media dei balocchi odierni che vedo in giro oggi non vale una singola caccola di Diaclone. Erano quei giocattoli che sapevano suscitare meraviglia e mistero anche senza un cartone animato, videogiochi o fottuti giochi di carte a supportarli: bastava ciò che erano. Come molti ho sempre desiderato avere il Grande Robot Base, ma ad oggi recuperarlo ha costi proibitivi, anche a trovarlo incompleto (che a me non fregherebbe niente: lo completerei ed aggiusterei secondo mia fantasia) ma tutto sommato è anche bello avere ancora sogni realizzare ;-)

1 commento:

  1. Diaclone era anche il mio sogno da bambino,lo ricordo ancora esposto in grande stile nell'ormai scomparso negozio di Frigoberetta a Padova,il regno dei giocattoli dell'epoca;era enorme e costava già una cifra allora;regalarono a mio fratello il Diatron,il robot più piccolo ma Diaclone era insuperabile,quanto l'ho agognato ma non lo ebbi mai.

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